La colonna sonora del film "La finestra sul cortile" (1954) di Hitchcock è costituita da vari elementi, alcuni evidenti, altri un po' meno.
Una versione strumentale di "That's amore" accompagna la pellicola più volte e fa chiaramente riferimento al tema fondamentale del film: la relazione fra uomo e donna in tutte le sue sfumature e in tutte le sue possibili evoluzioni.
Ma le altre musiche che si sentono scaturiscono direttamente dalle vite dei personaggi e sono spesso moleste in modi diversi.
martedì 24 dicembre 2013
sabato 16 novembre 2013
Ci basta una sonata di Corelli?
...Mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!
(da "Inneres Auge" di Franco Battiato)
Ascoltare oggi in cd, o su Youtube, o in un qualsiasi lettore mp3, la musica barocca è una delle esperienze più fuorvianti che possa capitare all'appassionato di musica.
Un legittimo dubbio che può facilmente suscitare l'ascolto di opere come le Sonate a tre di Corelli op. 1, op. 2, ecc. è: Cosa c'è di interessante in questa musica?
Troppo facile sarebbe rispondere che se non altro ha influenzato la storia della musica successiva, l'evoluzione della scrittura violinistica fino a Paganini, lo sviluppo del concerto, bla bla bla…
Non basta.
mercoledì 13 novembre 2013
L'importanza di ballare un Valzer
Recentemente è stato proposta nei cinema la versione restaurata del film "Il Gattopardo" di Luchino Visconti, girato nel 1963, e basato sul romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa scritto nel 1958.
Il film si avvale della colonna sonora di Nino Rota, musicista noto anche per le colonne sonore di tanti film di Federico Fellini, e che descriverà anche successivamente, nel 1972 e 1974, le atmosfere e i personaggi della Sicilia che gli varranno un oscar per la saga "Il Padrino" di Francis Ford Coppola.
Ma nella lunga e famosa scena finale del ballo, non c'è solo musica di Rota. C'è anche come già si legge nei titoli di testa, un "valzer inedito" di Giuseppe Verdi (originariamente per pianoforte, ma orchestrato, questo sì, da Rota).
Una musica ambigua e ambivalente nel suo metasignificato.
domenica 10 novembre 2013
Un brivido per salvarsi
La canzone "Brivido" di Gue Pequeno Ft. Marracash, ha questa struttura di accordi
RE min. - LA min. - SI b magg. - SOL min.
ripetuta costantemente per tutto il brano, ad eccezione di una sospensione per dare risalto all'ingresso di Marracash alla seconda strofa: sulle parole "Questo mondo fa troppo chiasso" il basso tace, quasi ad assecondare la necessità di silenzio del rapper.
La cupezza del brano oltre che dall'andamento lento è dato anche dalla presenza del LA minore, ossia la dominante -ma in tono minore- di RE minore (al posto di LA minore avremmo dovuto comunemente avere un LA maggiore).
A parte il Si bemolle, tutti accordi in minore, dunque.
Vediamo la struttura delle rime e qualche figura retorica.
venerdì 25 ottobre 2013
Le 50 più grandi registrazioni di tutti i tempi. Quale vi manca?
Le 50 più grandi registrazioni di tutti i tempi (di musica classica) secondo i critici interpellati dalla BBC Music Magazines.
sabato 15 settembre 2012
All'aria aperta di Bartòk
INTRODUZIONE
"Szabadban" ("All'Aria Aperta") è un gruppo di 5 pezzi per pianoforte composti da Béla Bartòk nel 1926:
- Síppal, dobbal, … (Con tamburi e pifferi)
- Barcarolla
- Musettes
- Musiche della Notte
- La caccia
Tradotto come "Out of Doors" in inglese, "Im Freien" in tedesco, "En Plein Air" in francese, è tra le rare composizioni di Bartòk di musica a programma.
"Szabadban" ("All'Aria Aperta") è un gruppo di 5 pezzi per pianoforte composti da Béla Bartòk nel 1926:
- Síppal, dobbal, … (Con tamburi e pifferi)
- Barcarolla
- Musettes
- Musiche della Notte
- La caccia
Tradotto come "Out of Doors" in inglese, "Im Freien" in tedesco, "En Plein Air" in francese, è tra le rare composizioni di Bartòk di musica a programma.
sabato 4 agosto 2012
I 50 migliori film di tutti i tempi. Hitchcock supera Orson Welles
La rivista cinematografica britannica Sight & Sound ha pubblicato la lista dei 50 migliori film di tutti i tempi per il 2012.
Il sondaggio si svolge ogni 10 anni dal 1952 e quest'anno ha coinvolto oltre 800 autorevoli critici cinematografici, accademici, distributori e scrittori di tutto il mondo (nel 2002 erano solo 144!) e consente ogni volta di capire come si evolvono i gusti e le tendenze della critica nel tempo.
La notizia più rilevante della classifica di quest'anno è lo scalzamento del primato di "Quarto potere" ("Citizen Kane", 1941) di Orson Welles da parte de "La donna che visse due volte" ("Vertigo", 1958) di Alfred Hitchcock.
Il sondaggio si svolge ogni 10 anni dal 1952 e quest'anno ha coinvolto oltre 800 autorevoli critici cinematografici, accademici, distributori e scrittori di tutto il mondo (nel 2002 erano solo 144!) e consente ogni volta di capire come si evolvono i gusti e le tendenze della critica nel tempo.
La notizia più rilevante della classifica di quest'anno è lo scalzamento del primato di "Quarto potere" ("Citizen Kane", 1941) di Orson Welles da parte de "La donna che visse due volte" ("Vertigo", 1958) di Alfred Hitchcock.
martedì 3 aprile 2012
Variazioni Goldberg: Variazioni 16-30
VARIATIO 16 Ouverture
"Ouverture"
In questa variazione, già dal primo accordo di quattro suoni nella tessitura grave del clavicembalo, si intuisce il timbro di un "Tutti" orchestrale.
Il brano è chiaramente diviso in due parti di carattere diverso: il primo un lento e pomposo preludio con ritmo puntato e con imitazioni tra le voci, il secondo un veloce e leggero fugato a quattro voci, tutto nel tipico stile della Grande Ouverture Francese.
La funzione "introduttiva" di questa forma, collocata al tuttavia centro dell'opera, vuole dare l'idea di una nuova partenza esattamente a metà percorso. Anche il numero delle battute evoca il concetto di "metà": la prima sezione è di 16 battute, metà rispetto alle 32 della seconda; questa e l'unica variazione con un numero di battute superiore a 32, in tutto 48.
"Ouverture"
In questa variazione, già dal primo accordo di quattro suoni nella tessitura grave del clavicembalo, si intuisce il timbro di un "Tutti" orchestrale.
Il brano è chiaramente diviso in due parti di carattere diverso: il primo un lento e pomposo preludio con ritmo puntato e con imitazioni tra le voci, il secondo un veloce e leggero fugato a quattro voci, tutto nel tipico stile della Grande Ouverture Francese.
La funzione "introduttiva" di questa forma, collocata al tuttavia centro dell'opera, vuole dare l'idea di una nuova partenza esattamente a metà percorso. Anche il numero delle battute evoca il concetto di "metà": la prima sezione è di 16 battute, metà rispetto alle 32 della seconda; questa e l'unica variazione con un numero di battute superiore a 32, in tutto 48.
martedì 27 marzo 2012
La leggenda sul "Chiaro di Luna"
Circola da sempre una leggenda, anche con piccole varianti, su come questo brano sia stato concepito. Non esiste alcuna fonte che ne attesti una veridicità anche parziale (anche il soprannome è postumo!), anzi è ritenuta completamente falsa, tuttavia la storia in sé resta piuttosto affascinante in quanto restituisce la dimensione "naturale", che ne ha ispirato successivamente il titolo, e anche una sensibilità umana, da parte del compositore, che fa piacere immaginare nei confronti di una donna povera e cieca.
sabato 24 marzo 2012
Ma quanto è bello essere “famosi”?
...la libertà è come
l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente
quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per
vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai, [...] in
quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di
angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla
libertà bisogna vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
(Piero Calamandrei, da
“Discorso sulla Costituzione”)
Mi tocca il cuore, ogni volta che lo riascolto, il tono con
cui Calamandrei pronuncia con accento toscano la parola “vigilare”. Si sente
tutto il peso della memoria della terribile esperienza storica precedente. E
ora sulla libertà riconquistata bisogna “vigilare”, affinché non si ripeta
quell'esperienza.
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