domenica 17 luglio 2011

Quando Prokofiev incontrò Capablanca

Prokofiev che gioca a scacchi
Molti sanno che Sergei Prokofiev, oltre ad essere ottimo musicista e compositore, fu anche un buon giocatore di scacchi. Imparò a giocare a soli 7 anni e Il Grande Maestro Michail Moiseevič Botvinnik scrisse di lui:

Giocai a scacchi con Prokofiev alcune volte. Giocò una partita vigorosa e decisa. Il suo metodo ordinario era di lanciare l'attacco e di condurlo con abilità e ingegnosità. Ovviamente non era interessato alle tattiche difensive.

Per certi aspetti sembra quasi di sentir descrivere la sua musica.

Fu anche amico di Aleksandr Aleksandrovič Alekine, campione del mondo di scacchi dal 1927 fino alla II guerra mondiale, e riuscì a battere il cubano José Raul Capablanca, campione dal 1921 al 1927 ed autore del libro "Fondamenti degli scacchi", un caposaldo della manualistica sul Nobil Giuoco.

Josè Raul Capablanca
Josè Raul Capablanca
La partita vinta dal compositore russo fa parte di una "simultanea" di Capablanca, che cioè giocò 24 partite contemporaneamente contro avversari diversi, si è svolta a Pietroburgo il 16 maggio 1914 e fu soprannominata "A-Major Upset", che in traduzione suonerebbe sia come "un importante risultato inaspettato" ma anche "un risultato in La maggiore" che fa ovviamente riferimento alla provenienza musicale di uno dei due giocatori. Due "Grandi Maestri" a confronto.

Capablanca non aveva previsto che in Russia avrebbe incontrato degli avversari che gli avrebbero dato filo da torcere e bisogna anche mettere in evidenza che Prokofiev vinse con il nero, cosa che negli scacchi è tutt'altro che scontata, soprattutto se il bianco è un professionista di quel livello, in quanto il bianco, avendo la prima mossa, in genere ha il vantaggio di condurre l'"iniziativa".

Riportiamo di seguito alcune pagine su quei giorni dal diario di Prokofiev con i riferimenti alla famosa partita vinta dal musicista.
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11 maggio 1914
Ero quasi a casa quando mi accorsi con disappunto che erano le otto meno un quarto e la simultanea con Capablanca era alle otto. Come un lunatico, mi tagliai le unghie, misi il cappotto e andai senza mangiare al Torneo con una macchina che per caso andava proprio lì. Saburov  aveva parlato della mia esibizione di diploma e molta gente si avvicinò per congratularsi con me. Lasker mi chiese per quale motivo loro si stessero congratulando e io risposi in tedesco "tu hai vinto il primo premio l'altro ieri e io ho vinto il primo premio oggi", e gli ho quindi spiegato di cosa si trattava. Lasker mi disse che non sapeva molto di musica ma, visto che ero un così buon amico, fu sinceramente felice del mio buon risultato. La sessione iniziò. Dranishnikov, Borislvsky e Budarina vennero a vedere e stettero dietro di me tutti insieme e in ansia. Capablanca fece le sue mosse in modo incredibilmente veloce. Iniziò molte partite con il Gambetto di Re e io temevo che non avrebbe giocato quest'apertura con me, ma fui fortunato. Fu una bella partita. Mi immersi in quello che stava avvenendo sulla scacchiera e tentai di non badare alle persone intorno e la partita andò bene. Presto Capablanca iniziò a fare pressione su di me, ma poi il gioco si bilanciò. Dranishnikov e Borislavksy seguirono la partita nervosamente e di tanto in tanto provarono a dare consigli, ma sbagliati. Dopo due ore di gioco l'incontro si bilanciò e la partita si dirigeva verso un pareggio. Sfortunatamente, c'erano ancora 5 o 6 altre partite ancora in corso e, dunque, Capablanca giocò così rapidamente che io non ebbi il tempo per pensare. In un modo o nell'altro egli ruppe la linea dei miei pedoni e vinse la partita.
15 maggio 1914
Studiai inglese. La sera andai al Torneo di Scacchi per la seconda sessione di Capablanca; Dranishnikov, Borislavsky e Budarina vennero anche stavolta a vedere. Alla sua quarta mossa Capablanca cadde in un tipo di trappola che io avevo perfezionato in uno dei miei giochi per corrispondenza:

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con la minaccia di cavallo in b4.
Egli stette in piedi di fronte alla scacchiera per due o tre minuti, asciugandosi la fronte e tirandosi i capelli. Ero entusiasta di aver creato un problema ad un tale campione.
Stava davvero perdendo nel cambio dei pezzi ma recuperò e si rimise in pari con me così che io dovetti ricorrere ad ogni sorta di trappola per salvare la partita.
Passarono così due ore. Il gioco era diventato serio e io tenevo testa, ma poi con la Regina mi mangiò una Torre che era difesa dal mio Re e quando io mangiai la Regina con il Re, ovviamente controllai il Re e la Regina. Non potei impedirmi di dire "Tu, demonio!" proprio come Dranishnikov e Borislavsky che erano totalmente coinvolti nel gioco.
- "Ma perché non lo hai controllato due mosse fa, quando la tua regina era in un'altra posizione?"
- "E' davvero una vergogna, ma aspetta, faremo una mossa, forse si è dimenticato che…"
- "Che stai facendo?" disse Dranishnikov con orrore.
Ma io feci la mia mossa e quando Capablanca fece la sua mossa io controllai. Capablanca voleva rispondere, ma poi notò che avevo mosso il pezzo e sorriso. E quindi mostrò che anche con questo controllo avrebbe vinto quasi con lo stesso metodo. A questo punto io ero meno deluso di perdere che nell'altra occazione, perciò io decisi di tornare il giorno seguente. Avevo poche speranze di salvare il mio onore, ma era molto interessante giocare.


16 maggio 1914

[…] la sera ancora una volta al Torneo di Scacchi, per giocare contro Capablanca.
La partita iniziò come ieri ma le cose erano un po' più dure - Capablanca non perse nel cambio dei pezzi, ma non vinse alcun pezzo. Attaccò, la qual cosa rese tutto molto difficile per me, ma resistetti con forza.


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Capablanca mosse gli altri suoi pezzi con stile, lasciandoli esposti agli attacchi, ma "prova a prenderli e perderai" pensavo. 

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[Capablanca lascia esposto prima un cavallo (mossa 8), poi un pedone (mossa 11), quindi l'alfiere campo scuro (mossa 12)]

Budarina, in uno stato terribile, era alla mia destra; alla mia sinistra, Iakhontov, cognato di Bashkirov, sempre un impeccabile gentiluomo. Dopo due ore di duro gioco, vidi improvvisamente una combinazione e dissi a Iakhontov: "sto per vincere". Egli guardò e gli mostrai, ma per essere assolutamente certo, chiesi a Capablanca di fare intanto un altro giro. Quando tornò, io ero abbastanza nervoso perché avevo elaborato una trappola per dare scacco matto in tre mosse.

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[Probabilmente il musicista aveva intenzione di portare il cavallo in d3 e attaccare la casella c1 con due torri e un cavallo, il quale a sua volta avrebbe minacciato contemporaneamente anche la regina, infatti…]

Capablanca stava per rispondere, ma si fermò e scoprì la trappola, dopo una riflessione, sacrificò un pezzo, tuttavia non sarebbe stato capace di salvarsi.

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[Il pezzo sacrificato è il cavallo]

Così io avevo un pezzo in più e a quel punto dovevo usarlo. 
[Prokofiev si riferisce al cavallo, che infatti ora muove spesso e con intelligenza…] 

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Ci fu un momento in cui fui davvero spaventato e sembrava come se Capablanca volesse scappare, ma non poteva e perse.

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Geniale l'uso che del cavallo (il pezzo in più) fino alla bella mossa 39 con il cavallo in b3 che isola re e torre avversari per far andare serenamente il pedone sul lato opposto della scacchiera a regina.
Pierino e il lupoCi piace immaginare l'avanzata trionfale di questo pedone come simile alla marcia finale di Pierino in "Pierino e il Lupo", lavoro che molti hanno infatti paragonato ad una partita a scacchi, fatta di mosse d'apertura, sacrifici (l'anatra), adescamenti (l'uccello per il lupo), arroccamenti (sull'albero)... Ma vediamo come si concluse quella famosa serata.

Io celebrai la mia vittoria e ricevetti congratulazioni. Dranishnikov era entusiasta e urlò "Dategli un aumento!", Bashkirov mi invitò a casa per un tè e dissi che era tardi, ma, sapendo che Capablanca se ne stava andando, accettai l'invito. Il risultato della sessione oggi è stata: su 24 partite, 20 vinte, 2 perse, 2 pareggiate.Entrammo in macchina e andammo al Kalashnikov Quay. Bashkirov ci portò giusto nel garage per mostrarci le sue altre due macchine. Poi tre di noi presero un tè. Io guardai Capablanca e fu interessante vedere come fosse naturale. Ma essendo andato a dormire alle otto di mattina e alzatosi a mezzogiorno, sembrava completamente esausto e per la maggior parte del tempo non disse nulla, con lo sguardo basso nei suoi occhiali. Bashkirov iniziò un retorico discorso fiume sulla storia russa e lo ascoltammo. poi mi chiese di suonare Tannhäuser. Di norma non l'avrei fatto, ma ero curioso di quello che pensava Capablanca. Ascoltò ovviamente con piacere, ma manifestò totale ignoranza, dicendo che aveva ascoltato il pezzo da qualche altra parte, ma non sapeva cosa fosse. Apprezzò il mio Preludio per arpa. Abbandonammo la casa insieme. Dissi che avevo intenzione di passaggiare ed egli fece lo stesso. Dopo aver scambiato poche parole sull'alba, decisi di tacere, come lui. Passeggiammo velocemente e avevo difficoltà a tenere il passo. Dopo circa 20 minuti di cammino, Capablanca iniziò a parlare e chiese se era vero che stavo andando a Londra attraverso la Svizzera e quando; il suo accento francese non era assolutamente credibile, ma parlò correttamente. Gli risposi di alcuni dettagli ma non disse se ci stesse andando. Più avanti cominciammo a chiacchierare spontaneamente sulle cose intorno. Era molto colpito dalle persone di notte sulla Prospettiva Nevsky. Camminammo a passo svelto verso l'angolo tra Sadovaya e Voznesenskaya, dove ci separammo - egli andò verso Astoria, io verso la First Rota. Erano le tre di mattina ed era già abbastanza luminoso.

Prokofiev fornì nel suo diario anche delle impressioni interessanti e spesso davvero molto divertenti su alcuni campioni di scacchi che ebbe modo di incontrare in un torneo.

Alle otto andai all'apertura del Torneo di Scacchi e mi trovai immediatamente immerso in un regno incantato, un regno reso vivo dalla più incredibile attività in tutte e tre le stanze del Club di Scacchi stesso e altre tre stanze rese disponibili dall'Assembly Commitee. Questo torneo era di altissimo livello, tutti vestiti in frac, e c'erano tutti i maestri circondati da folle di ammiratori.
E. Lasker S. Tarrasch A. Rubinstein O. Bernstein

Lasker, un po' più ingrigito rispetto al torneo del 1909, con la sua faccia distinta, la sua statura minuta e l'aria di uno che sa il fatto suo;

Tarrasch - un tipico tedesco con la schiena perfettamente dritta, con i baffi dell'imperatore Guglielmo e un'espressione arrogante;

il nostro Rubinstein - una faccia volgare, che sembra non intelligente, ha un che del negoziante, ma modesto e talentuoso rispetto a Tarrash, stravagante ma pericoloso per ogni avversario;

Bernstein, un uomo che sembra ricco, con una bella faccia impudente, la testa rasata e un naso colossale, denti bianchissimi e sguardo implacabilmente brillante.

A. Alekhine F. Marshall A. Nimzowitsch I. Gunsberg J. H. Blackbourne

Il nostro valente Alekhine, con la sua giacca da avvocato e i suoi lineamenti da avvocato leggermente ossuto, leggermente antipatico, sicuro di sè come non mai, ma anche un po' intimidito dalla magnificenza della compagnia.

Marshall, l'Americano, un tipico Yankee, con un'aria da Sherlock Holmes, ferocemente appassionato al gioco quanto ridicolmente taciturno nel privato.

Yanovsky [sic] da Parigi, un disertore in gioventù dal servizio militare e ora con il permesso speciale per tornare senza problemi per il campionato, indossava un abito grigio, elegante, raffinato, luminoso, un tempo un rubacuori di bell'aspetto, ma ora nei suoi Cinquanta mostra la sua età e indossa occhiali con montatura dorata.

Il combattivo vegetariano Nimzowitsch, un tipico studente tedesco e rompiscatole.

Infine due uomini più anziani, destinati ad essere le vittime di tutti, il corpulento Gunsberg e Blackburne, che aveva sul viso un'espressione perennemente offesa, ancora, a dispetto dei suoi 72 anni, capace di creare combinazioni originali e sviluppi eleganti nel condurre le sue partite.

Il favorito della folla, Capablanca, giovane, elegante, allegro e con un sorriso costante sul suo bel viso, circolava attraverso la sala ridendo e chiacchierando con la grazia e la disponibilità di uno che sa di essere il vincitore.



Fonti:
www.chessgames.com
www.sprkfv.net
P. Rattalino, "Sergej Prokofiev - La vita, la poetica, lo stile", Zecchini ed., pag. 75
http://www.sprkfv.net/journal/three02/thegame2.html

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