mercoledì 20 luglio 2016

Johann Strauss è antigravitazionale


...E la possanza
Qui con giusta misura
Anco estimar potrà dell'uman seme,
Cui la dura nutrice, ov'ei men teme,
Con lieve moto in un momento annulla
In parte, e può con moti
Poco men lievi ancor subitamente
Annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
Son dell'umana gente
Le magnifiche sorti e progressive.
(Da La ginestra, di G. Leopardi)


Una delle scene più straordinarie del film 2001: Odissea nello spazio è accompagnata dalle note del Valzer Sul bel Danubio blu di Johann Strauss.

È una scena importante, subito dopo il lancio del famoso osso da parte dell'ominide che proprio quell'osso ha usato per uccidere un suo simile e conseguentemente conquistare con la violenza un nuovo territorio, con l'acqua, a vantaggio della sua "tribù". La violenza è stata appena rappresentata senza infingimenti, in tutta la sua crudeltà, ma essa è lo strumento di conquista dello spazio da parte dell'uomo, per cui il successivo tono epico, quasi astratto, della trasformazione dell'osso in astronave esprime il paradosso di questa riflessione.

sabato 16 luglio 2016

Questo è un nodo rossiniano esplosivo



Questo è un nodo avviluppato,
Questo è un gruppo rintrecciato,
Chi sviluppa più inviluppa,
Chi più sgruppa, più raggruppa; 

Ed intanto la mia testa
Vola, vola e poi s’arresta;
Vo tenton per l’aria oscura,
E comincio a delirar.

(Dal libretto di J. Ferretti per la Cenerentola di G. Rossini)

Il sestetto del secondo atto della Cenerentola di Rossini sembra una specie di surreale lezione di fonetica articolatoria.

venerdì 8 luglio 2016

Don Giovanni: orrore atonale

Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
(Deuteronomio 8,3)

Una delle prime tracce di serie dodecafonica si trova in Mozart. (!)


Per quanto assurdo possa sembrare infatti, nel finale del Don Giovanni K. 527, quando la statua del Commendatore assassinato canta 

Non si pasce di cibo mortale chi si pasce di cibo celeste,

Arnold Schoenberg
le note corrispondenti al testo seguono un andamento melodico piuttosto ardito: ci sono molte note alterate, intervalli dissonantissimi presentati in successione e in molte battute il canto è all'unisono con gli strumenti, creando qualche inedita ambiguità tonale, mandando di conseguenza facilmente in confusione gli ascoltatori più attenti all'estetica mozartiana e con tutto questo richiamando, anche se ancora molto alla lontana, effetti che saranno scandagliati in modo approfondito solo molto tempo dopo, a partire dalla tecnica della Composizione con 12 suoni (qualcuno l'ha chiamata appunto Dodecafonia) elaborata da Schönberg nel 1923.