mercoledì 4 gennaio 2012

La scena della doccia in Psycho

"Credo che la sola cosa che mi sia piaciuta nel libro "Psycho" di Arthur Bloch, che poi mi ha convinto a fare il film, sia stato il modo improvviso in cui si commette l'omicidio sotto la doccia; è del tutto imprevisto ed è questo che mi ha interessato\"
(A. Hitchcock, in "Il cinema secondo Hitchcock" di F. Truffaut)

A quanti di noi è capitato di provare, dopo aver visto "Psycho" di Alfred Hitchcock, una inspiegabile inquietudine nel fare la doccia, magari dietro una tendina opaca, appena trasparente?
Il regista riuscì a cogliere una inedita sfumatura emotiva di quel momento, in cui siamo nudi, inermi e vulnerabili, e a rendere tutto questo tangibile attraverso le immagini, la tecnica cinematografica, influenzando non solo il cinema, ma addirittura l'immaginario collettivo e in parte la vita quotidiana di ognuno di noi, anche forse di chi non abbia mai visto il film.


Al minuto 46 la protagonista del film in questione, Marion Crane (interpretata da Janet Leigh), veniva brutalmente uccisa con una serie di coltellate da una presenza sconosciuta che intravediamo appena oltre la tendina della doccia stessa.

Perchè questa scena è diventata così famosa?

"In Psycho del soggetto mi importa poco, dei personaggi anche, quello che importa è che il montaggio dei pezzi del film, la fotografia, la colonna sonora e tutto ciò che è puramente tecnico possano far urlare il pubblico."
(ibidem)

Per comprendere appieno la scena della doccia l'elemento più importante da considerare è quindi la tecnica con cui è stata realizzata e il risultato estetico non è solo frutto del genio e delle intuizioni del regista, ma anche della collaborazione di valenti "tecnici".

La scena è basata su un accurato storyboard, prevedeva 72 posizioni della macchina da presa e in 45 secondi (che a qualunque spettatore sembreranno un'eternità) vediamo circa 35 inquadrature, che sono moltissime per un intervallo di tempo così breve, alcune durano meno di un secondo, ed è proprio grazie a questo "ritmo" che la scena appariva così innovativa all'epoca (ci vollero ben 7 giorni per girarla) e ancora oggi appare così efficace.

Lo storyboard fu disegnato da Saul Bass, un importante designer statunitense che fece diventare le sequenze introduttive o i titoli di testa dei film una forma d\'arte, tanto da realizzare nella sua vita varie collaborazioni con registi di grande fama, oltre ad Hitchcock, anche Kubrick, Scorsese e Spielberg tra gli altri. Per "Psycho" stesso aveva disegnato i titoli di testa con i caratteristici "tagli" dei nomi scritti in bianco o le tipiche strisce, qui grigie, orizzontali o verticali su fondo nero.

Inizialmente Hitchcock non prevedeva colonna sonora per la scena, ma Bernard Hermann, le cui musiche hanno spesso accompagnato i film del regista, gli fece cambiare avviso dopo avergli fatto ascoltare una musica suonata da un\'orchestra di soli archi, con l'indimenticabile introduzione-shock di note sovracute dei violini che iniziano, urlanti e affilate, proprio all'apparizione del coltello.

Il montatore del film fu George Tomasini, collaboratore di Hitchcock in molti indimenticati capolavori degli anni '50 e '60 (La finestra sul cortile, L'uomo che sapeva troppo, La donna che visse due volte, Intrigo internazionale, Gli uccelli e altri) che anche in questo caso non tradisce il suo talento selezionando le inquadrature registrate da 72 posizioni diverse della macchina da presa e traducendo in sequenza filmica la sequenza dettata dai disegni dello storyboard.

"Trovate tecniche" furono anche l'idea di otturare i buchi centrali della doccia per porre di fronte al getto d'acqua l'obiettivo della camera, evitando così che si bagni, e per permetterci dunque di vivere la scena dal punto di vista reale della vittima; oppure la scelta di fare in modo che Janet Leigh ricevesse improvvisamente addosso, durante le riprese, dell'acqua gelida, al fine di aumentare la verosimiglianza della sua interpretazione di una situazione da brividi.

Inoltre uno dei motivi per cui il film è in bianco e nero (oltre al basso budget e una scelta estetica per aumentare il senso del contrasto, del doppio, o la ricerca nella fotografia) è quello di non avere problemi con la censura nel mostrare il rosso del sangue, che in un film girato in questo modo, poteva essere reso benissimo da un qualsiasi liquido scuro, qui infatti si tratta di cioccolato fuso.

Pur di avere quella scena, Hitchcock rinuncia ad alcune convenzioni dramaturgiche dell'epoca, per esempio la presenza di un/una protagonista che desse coerenza alla storia, tant'è che Marion, di cui sappiamo tante cose, avendo anche ascoltato i suoi monologhi interiori, viene "sacrificata" dopo appena un terzo del film.
Verificandosi poi l\'omicidio a film più che inoltrato, esso trasforma il film stesso da una specie di film drammatico-noir in un film horror-giallo, in cui conviene non affezionarsi troppo ai personaggi e in cui evidentemente l\'amore non trionferà più.

Si può dire che, nella scena della doccia di Psycho, il coltello non taglia solo il corpo di Marion, ma anche il corpo del film stesso e l'intera storia del cinema.

venerdì 2 dicembre 2011

Variazioni Goldberg: Variazioni 1-15

giovedì 17 novembre 2011

Variazioni Goldberg: Aria

L'"Aria" delle "Variazioni Gordberg" di Johann Sebastian Bach è un pezzo già apparso nel secondo "Notenbüchlein" ("Piccolo Quaderno di Musica") di Anna Magdalena del 1725. Non presenta in quella sede né il titolo né il nome del compositore, tant'è che si è sospettato possa essere un'opera anonima. Ad avvalorare quest'ipotesi si aggiunge il fatto che la linea melodica del basso è una melodia tradizionale (almeno nella prima parte) rintracciabile in molti altri brani del repertorio seicentesco, esso richiama un basso ostinato di ciaccona:

martedì 8 novembre 2011

Variazioni Goldberg: i numeri e le suddivisioni interne

Le Variazioni Goldberg di J. S. Bach sono pervase da una complessa numerologia.

L'"Aria" iniziale è di 32 battute, come 32 sono i brani in tutto (Aria, 30 variazioni, ripresa dell'Aria). La ripetizione dell'”Aria" alla fine richiama la forma tripartita ABA' dell'Aria con da capo.

Il numero 3 è particolarmente importante per il musicista, fervente religioso, perché richiamava la Trinità:

mercoledì 12 ottobre 2011

Variazioni Goldberg: La leggenda della “montagna d'oro”


Johann Nikolaus Forkel (1749-1818) scrisse “La vita, il Genio e le opere di Johann Sebastian Bach”, prima biografia di J. S. Bach, nel 1802, a 52 anni dalla morte del compositore.

Sull'origine delle Variazioni Goldberg, riferisce che le sue fonti sono i due figli più anziani di Johann Sebastian, ossia Wilhelm Friedemann (1710-1784) e Carl Philipp Emanuel (1714-1788), e proprio al seguente passo si deve il titolo tradizionale dell'opera:

lunedì 10 ottobre 2011

Un pellegrinaggio da Beethoven. Una novella di Richard Wagner

Richard Wagner
Ludwig van Beethoven
Un pellegrinaggio da Beethoven
di Richard Wagner

Miseria ed angoscia, tu dea protettrice del musicista tedesco, qualora egli non sia divenuto maestro di cappella in qualche teatro di corte, - miseria ed angoscia, anche in questo ricordo della mia vita ti sia reso subito il primo, più glorificante omaggio! Lasciati celebrare, o perseverante compagna della mia vita! Tu mi hai aiutato sempre fedelmente e non mi hai mai abbandonato; ognora hai allontanato da me con forte mano sorridenti vicende felici, ognora mi hai difeso dagli sguardi, fiammeggianti e molesti, di Fortuna! Con nera ombra mi hai sempre celato i beni vani di questa terra; sii ringraziata per la tua instancabile affezione! Ma, se è possibile, cerca di trovare, forse col tempo qualche altro protetto, perché, solo per curiosità, vorrei ben provare una volta come si potrebbe vivere anche senza di te. Almeno, ti prego di torturare in modo tutto speciale i nostri agitatori politici, quei forsennati, che ad ogni costo vogliono riunire la Germania sotto uno scettro solo:- ma vi sarebbe allora un unico teatro di corte, e quindi un sol posto di direttore d'orchestra! E che ne sarebbe allora dei miei sogni dorati, delle sole speranze, che già adesso mi sfumano dinnanzi pallide ed incerte – ora, che i teatri di corte, tedeschi, ve n'ha tanti? - Però, me n'avvedo, sto diventando temerario. Perdona, o dea protettrice, il desiderio empio, or ora espresso! Del resto, tu conosci il mio cuore, e sai come ti sono devoto, e come lo sarò sempre, anche quando in Germania vi fossero mille teatri di corte! Amen!
Prima di questa mia orazione quotidiana non mi accingo mai a nulla, quindi neanche a metter giù il racconto del mio pellegrinaggio da Beethoven.

domenica 18 settembre 2011

Pompei si tinse di giallo

Affresco di Pompei
Era un giallo. E stavolta non c'entra l'incuria di amministrazioni odierne. Il rosso tipico più famoso del mondo era in realtà abbastanza spesso un giallo ocra poi modificato dal calore dei gas eruttati dal Vesuvio.

mercoledì 17 agosto 2011

Dumbland di David Lynch


Chi ama il cinema surreale di David Lynch non può farsi mancare la visione della serie "Dumbland", 8 cortometraggi di animazione, creati nel 2002, della durata totale di circa 30 minuti.

domenica 24 luglio 2011

Serie e saghe al cinema: "And the winner is..."

Locandina di Harry Potter e la Pietra FilosofalePochi giorni fa l'Economist, in occasione dell'uscita nelle sale dell'ultimo episodio della saga di Harry Potter, ha analizzato il cambiamento di approccio da parte di Hollywood nella gestione del rischio nel business del cinema.

Fondamentalmente nelle poche righe si dice che al film di una serie, oggi, non basta più richiamare, attraverso il titolo, un film di successo girato in precedenza, e che è meglio produrre film basati su una serie di libri (es. Harry Potter) o giocattoli (es. Transformers]]).

Leggiamo infatti che la serie del maghetto potrebbe diventare la seconda serie più remunerativa della storia del cinema. Ma chi sono i primi due? E chi c'è dopo nella classifica?

domenica 17 luglio 2011

Quando Prokofiev incontrò Capablanca

Prokofiev che gioca a scacchi
Molti sanno che Sergei Prokofiev, oltre ad essere ottimo musicista e compositore, fu anche un buon giocatore di scacchi. Imparò a giocare a soli 7 anni e Il Grande Maestro Michail Moiseevič Botvinnik scrisse di lui:

Giocai a scacchi con Prokofiev alcune volte. Giocò una partita vigorosa e decisa. Il suo metodo ordinario era di lanciare l'attacco e di condurlo con abilità e ingegnosità. Ovviamente non era interessato alle tattiche difensive.

Per certi aspetti sembra quasi di sentir descrivere la sua musica.